CONCETTO PERSONALE DELLA "SOFFERENZA"
Colgo l'occasione per aprire un dibattito sentito che ci accompagna nello sport ma anche nella vita.
La sofferenza al di là del sentimento religioso (cattolico) e spirituale.
"Saper soffrire" lo considero un arte, al di sopra del bene e del male. Un concetto empirico ma mai isolato e fine a se stesso. Quanto è difficile parlare della sofferenza in quanto tale. Mette a disagio tutti quanti, sembra una condanna ma non una consapevolezza. Penso che per poter gioire bisogna prima provare a soffrire per carpirne il significato. Penso che conviverci sia un'abitudine che teniamo lontano dal nostro quotidiano. Eppure tutto ciò che ci circonda ce lo ricorda prima o poi.
Ho imparato ad accettarla con gli anni e forse tutto questo mi fa pensare che sia una persona matura. La gioia per riflesso rappresenta lo star bene, il raggiungimento di un piacere momentaneo o duraturo. Penso sia giusto condivedere entrambi gli stati d'essere per trovare il nostro equilibrio.
Negli sport di resistenza come la maratona se non ci si abitua a soffrire, a sopportare la fatica non si va molto lontano. Penso a Bordin che pensava e contava i mattoni di casa sua per non sentire lo stordimento del gesto estremo. Ognuno cerca di trovare qualunque stratagemma pur di vincere lo sforzo estenuante di una corsa lunga. Vi posso assicurare che qualunque allenamento anche nei minimi dà fastidio. In questi giorni dove inizia a fare freddo e cala la nebbia con l'umidità che ti penetra nelle ossa appena uscito di casa e servono almeno 3-5 minuti prima di scaldarsi se non si ha un minimo di tolleranza si rientra. Mi ricordo i primi allenamenti per iniziare a dimagrire, era uno strazio e maledivo l'amico che mi veniva a prendere. Gli bacio i piedi adesso ma non posso essere felice oggi se allora non comprendessi e vincessi la sofferenza. Mi chiedevo il perchè bisogna soffrire per dimagrire! Perchè bisogna sudare, perdere liquidi, sciogliere i grassi per una corsa che non porta a nessun fine se la si considera isolata. Mi facevano male le gambe per 4 giorni e non riuscivo a fare le scale per salire al primo piano in azienda, e ogni volta che scendevo dalla macchina stavo attento all'appoggio per il male al tallone. Eppure perdevo 4 etti su 114 kg, che schifo...
E' una passione che nasce dalle viscere, dal profondo e non si può spiegare. Nel mio caso ha avuto il suo percorso ed è stato lungo un anno. Giorno dopo giorno mi sono abbandonato alla corsa in sè lasciandomi correre per l'appunto.
Per questo Lanfree Marathon si sente Forrest Gump perchè non c'è un perchè e non è una mission nè per me e nè per gli altri. Anche se esistono molte spiegazioni, nessuno sa dire esattamente perchè corre. Al massimo può dire perchè gli piace. Ma perchè gli piace? Se poi si considera la rincorsa al best-time allora apriamo un capitolo che non ha fine ma neanche un inizio. Vado a dormire, è meglio! Buona notte
La sofferenza al di là del sentimento religioso (cattolico) e spirituale.
"Saper soffrire" lo considero un arte, al di sopra del bene e del male. Un concetto empirico ma mai isolato e fine a se stesso. Quanto è difficile parlare della sofferenza in quanto tale. Mette a disagio tutti quanti, sembra una condanna ma non una consapevolezza. Penso che per poter gioire bisogna prima provare a soffrire per carpirne il significato. Penso che conviverci sia un'abitudine che teniamo lontano dal nostro quotidiano. Eppure tutto ciò che ci circonda ce lo ricorda prima o poi.
Ho imparato ad accettarla con gli anni e forse tutto questo mi fa pensare che sia una persona matura. La gioia per riflesso rappresenta lo star bene, il raggiungimento di un piacere momentaneo o duraturo. Penso sia giusto condivedere entrambi gli stati d'essere per trovare il nostro equilibrio.
Negli sport di resistenza come la maratona se non ci si abitua a soffrire, a sopportare la fatica non si va molto lontano. Penso a Bordin che pensava e contava i mattoni di casa sua per non sentire lo stordimento del gesto estremo. Ognuno cerca di trovare qualunque stratagemma pur di vincere lo sforzo estenuante di una corsa lunga. Vi posso assicurare che qualunque allenamento anche nei minimi dà fastidio. In questi giorni dove inizia a fare freddo e cala la nebbia con l'umidità che ti penetra nelle ossa appena uscito di casa e servono almeno 3-5 minuti prima di scaldarsi se non si ha un minimo di tolleranza si rientra. Mi ricordo i primi allenamenti per iniziare a dimagrire, era uno strazio e maledivo l'amico che mi veniva a prendere. Gli bacio i piedi adesso ma non posso essere felice oggi se allora non comprendessi e vincessi la sofferenza. Mi chiedevo il perchè bisogna soffrire per dimagrire! Perchè bisogna sudare, perdere liquidi, sciogliere i grassi per una corsa che non porta a nessun fine se la si considera isolata. Mi facevano male le gambe per 4 giorni e non riuscivo a fare le scale per salire al primo piano in azienda, e ogni volta che scendevo dalla macchina stavo attento all'appoggio per il male al tallone. Eppure perdevo 4 etti su 114 kg, che schifo...
E' una passione che nasce dalle viscere, dal profondo e non si può spiegare. Nel mio caso ha avuto il suo percorso ed è stato lungo un anno. Giorno dopo giorno mi sono abbandonato alla corsa in sè lasciandomi correre per l'appunto.
Per questo Lanfree Marathon si sente Forrest Gump perchè non c'è un perchè e non è una mission nè per me e nè per gli altri. Anche se esistono molte spiegazioni, nessuno sa dire esattamente perchè corre. Al massimo può dire perchè gli piace. Ma perchè gli piace? Se poi si considera la rincorsa al best-time allora apriamo un capitolo che non ha fine ma neanche un inizio. Vado a dormire, è meglio! Buona notte

1 Commenti:
Io non so perchè non corro, ma so perchè sto fermo: sono nato stanco, come dice mia mamma
Di
Photonika, Alle
giovedì, 16 novembre, 2006
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