Di nuovo sul tema dei danni da maratona
Avevo promesso a Franco un mio contributo sul tema dei (presunti) danni che la pratica della maratona indurrebbe nel nostro organismo.
Leggendo i vari interventi che hanno seguito lo sfogo di Franco, non mancano interventi sensati così come non mancano tutta una serie di posizioni che non mi sembrano avere alcun rigore scientifico.
Ivano, ad esempio, nel suo intervento dice una cosa di buon senso: correre bene fa bene - correre male fa male. Giustissimo, tutto sta però a definire quello che è bene e quello che è male.
Partendo da macro temi,
è bene perseguire una certa gradualità nell'aumentare il chilometraggio settimanale (dai manuali un incremento settimanale del 15% sembra poter essere assimilato senza traumi dal nostro organismo);
è bene far seguire ad un ciclo di carico uno di scarico (chiunque legga una tabella fatta da un esperto vedrà che queste fasi si alternano);
è bene tenere conto delle proprie condizioni generali, prime fra tutte il peso e la sensibilità verso infortuni. Ci sono ad esempio dei runner che ben tollerano di allenarsi, anche con intensità medio alta, con un chilometraggio limitato che consenta loro di gareggiare bene su distanze sino alla mezzamaratona. Gli stessi runner tendono invece all'infortunio non appena aumentano il chilometraggio verso "quote" da programma per maratoneti.
Detto questo, passiamo ad un'analisi un po' più tecnica (chi vuole saperne di più può leggere il manuale "Correre per vivere meglio" di R. Albanesi).
Presupponendo che un runner abbia un peso ottimizzato e non abbia una particolare sensibilitàad infortuni, il chilometraggio settimanale può essere pari a 150km - l'età. Un quarantenne, per intenderci, può arrivare anche a 11o km settimanali. Vale a dire una quantità di km che gli consente di preparare bene una gara di maratona.
Detto questo è chiaro che più si corre più è facile incappare in un infortunio, che, detto per inciso, è comunque molto meno frequente di quanti se ne procurino i sedentari nelle partite scapoli ammogliati.
Elaborando alcune statistiche si evince che la massimizzazione della vita media del runner sopra i quarant'anni (per tale intendendosi il numero di anni in cui resterà in attività prima di abbandonare) si ha tra coloro che percorrono circa 60-70 km settimanali. Un chilometraggio ideale per preparare gare che vanno dai 10.000 alla mezza.
Quanto agli obiettivi, che un quarantenne in salute si ponga quello di stare sotto le tre ore a me sembra assolutamente normale. Stiamo parlando di tempi che, sportivamente parlando, sono assai mediocri e che distano anni luce dai tempi di un top runner. Certo impostare una preparazione per correre una maratona a 4'15'' al km quando vali 4'30'' oltre a non portarti da nessuna non ti farà certo bene.
In conclusione, c'è una cosa che molti runner maratoneti ignorano. La maratona non è l'unica distanza al mondo. Molti credono di essere degli eroi per averla completata, senza rendersi conto che è molto, ma molto più difficile scendere sotto i 40 minuti sui 10.000 che completare una maratona. Questo porta inevitabilmente alcuni runner a fare questo ragionamento. " se per qualche motivo (piccoli acciacchi ed infortuni) non posso più preparare una maratona tanto vale che smetto".
Si è runner perchè si corre con impegno e con criterio allo scopo di migliorarsi, su qualunque distanza. Per tutti i miei anni a venire baratterei volentieri la medaglia al collo di una maratona conclusa (magari in 4 ore) con la soddisfazione di mantenere un tempo sui 10.000 inferiore ai 40 minuti. Anche se in un test da solo alla pista Saini di Milano.
Ciao a tutti
Ale Perdifiato
Leggendo i vari interventi che hanno seguito lo sfogo di Franco, non mancano interventi sensati così come non mancano tutta una serie di posizioni che non mi sembrano avere alcun rigore scientifico.
Ivano, ad esempio, nel suo intervento dice una cosa di buon senso: correre bene fa bene - correre male fa male. Giustissimo, tutto sta però a definire quello che è bene e quello che è male.
Partendo da macro temi,
è bene perseguire una certa gradualità nell'aumentare il chilometraggio settimanale (dai manuali un incremento settimanale del 15% sembra poter essere assimilato senza traumi dal nostro organismo);
è bene far seguire ad un ciclo di carico uno di scarico (chiunque legga una tabella fatta da un esperto vedrà che queste fasi si alternano);
è bene tenere conto delle proprie condizioni generali, prime fra tutte il peso e la sensibilità verso infortuni. Ci sono ad esempio dei runner che ben tollerano di allenarsi, anche con intensità medio alta, con un chilometraggio limitato che consenta loro di gareggiare bene su distanze sino alla mezzamaratona. Gli stessi runner tendono invece all'infortunio non appena aumentano il chilometraggio verso "quote" da programma per maratoneti.
Detto questo, passiamo ad un'analisi un po' più tecnica (chi vuole saperne di più può leggere il manuale "Correre per vivere meglio" di R. Albanesi).
Presupponendo che un runner abbia un peso ottimizzato e non abbia una particolare sensibilitàad infortuni, il chilometraggio settimanale può essere pari a 150km - l'età. Un quarantenne, per intenderci, può arrivare anche a 11o km settimanali. Vale a dire una quantità di km che gli consente di preparare bene una gara di maratona.
Detto questo è chiaro che più si corre più è facile incappare in un infortunio, che, detto per inciso, è comunque molto meno frequente di quanti se ne procurino i sedentari nelle partite scapoli ammogliati.
Elaborando alcune statistiche si evince che la massimizzazione della vita media del runner sopra i quarant'anni (per tale intendendosi il numero di anni in cui resterà in attività prima di abbandonare) si ha tra coloro che percorrono circa 60-70 km settimanali. Un chilometraggio ideale per preparare gare che vanno dai 10.000 alla mezza.
Quanto agli obiettivi, che un quarantenne in salute si ponga quello di stare sotto le tre ore a me sembra assolutamente normale. Stiamo parlando di tempi che, sportivamente parlando, sono assai mediocri e che distano anni luce dai tempi di un top runner. Certo impostare una preparazione per correre una maratona a 4'15'' al km quando vali 4'30'' oltre a non portarti da nessuna non ti farà certo bene.
In conclusione, c'è una cosa che molti runner maratoneti ignorano. La maratona non è l'unica distanza al mondo. Molti credono di essere degli eroi per averla completata, senza rendersi conto che è molto, ma molto più difficile scendere sotto i 40 minuti sui 10.000 che completare una maratona. Questo porta inevitabilmente alcuni runner a fare questo ragionamento. " se per qualche motivo (piccoli acciacchi ed infortuni) non posso più preparare una maratona tanto vale che smetto".
Si è runner perchè si corre con impegno e con criterio allo scopo di migliorarsi, su qualunque distanza. Per tutti i miei anni a venire baratterei volentieri la medaglia al collo di una maratona conclusa (magari in 4 ore) con la soddisfazione di mantenere un tempo sui 10.000 inferiore ai 40 minuti. Anche se in un test da solo alla pista Saini di Milano.
Ciao a tutti
Ale Perdifiato
Etichette: maratona e salute

4 Commenti:
Chiariamolo a scanso di equivoci. La maratona, in quanto gesto estremo e innaturale, erode e scava. Correre e' meraviglioso e le sensazioni sotto sforzo prolungato aiutano a pensare, concentrarsi e realizzarsi, tuttavia il prezzo da pagare e' alto. Il fisico risponde all'allenamento nel breve e medio termine con dicrete soddisfazioni, ma ha reazioni che nel lungo sono imprevedibili e sicuramente nocive.
La mia esperienza e' che ci sia una via di mezzo, che correre debba rimanere un piacere e che si debba considerare la quantita' di strada che il nostro corpo riesce a coprire come un bene limitato, da centellinare accuratamente prima che finisca.
Sono d'accordo solo in parte con l'approccio scientifico di Alessandro. Probabilmente la scienza non ha ancora risposte universalmente applicabili e la probabilita' di infortuni/durata media di un altleta e' talmente soggettiva da non poter essere modellizzata.
E allora corri Forrest, solamente non consumare tutta la benzina in pochi mesi che il benessere derivante da uno sport cosi' bello puo' e deve essere goduto piu' a lungo.
Di
Michelino, Alle
venerdì, 15 dicembre, 2006
Credo che la base di ogni cosa, dal lavoro agli affetti, dagli hobbies allo sport sia l'equilibrio...
Di
Boskizzi, Alle
venerdì, 15 dicembre, 2006
"La maratona in quanto gesto estremo ed innaturale erode e scava". Non sono d'accordo. Come si faccia a definire gesto estremo una cosa che migliaia di sessantenni e settantenni corrono ogni anno francamente non lo riesco a capire.
C'è certamente un momento in cui certamente la maratona diventa un gesto estremo. Vale a dire quando non la si è preparata correttamente.
Se per qualcuno completare una maratona con una preparazione inadeguata è da eroi per me è solo da stupidi. E lo dico perchè stupido lo sono stato per ben due volte (finendo penosamente in 3h58' e 4h13').
Sono d'accordo con michelino quando dice che non esistono risposte universalmente applicabili e proprio per questo ho scritto che bisogna tenere conto di tanti fattori (peso, sensibilità agli infortuni etc).
Ciao a tutti.
Di
Perdifiato, Alle
venerdì, 15 dicembre, 2006
Ivano, ad esempio, nel suo intervento dice una cosa di buon senso: correre bene fa bene - correre male fa male. Giustissimo, tutto sta però a definire quello che è bene e quello che è male.
Sono d’accordo
Partendo da macro temi,
è bene perseguire una certa gradualità nell'aumentare il chilometraggio settimanale (dai manuali un incremento settimanale del 15% sembra poter essere assimilato senza traumi dal nostro organismo);
Sono d’accordo anche se a volte vado a sensazione
è bene far seguire ad un ciclo di carico uno di scarico (chiunque legga una tabella fatta da un esperto vedrà che queste fasi si alternano);
Buon suggerimento!
è bene tenere conto delle proprie condizioni generali, prime fra tutte il peso e la sensibilità verso infortuni. Ci sono ad esempio dei runner che ben tollerano di allenarsi, anche con intensità medio alta, con un chilometraggio limitato che consenta loro di gareggiare bene su distanze sino alla mezzamaratona. Gli stessi runner tendono invece all'infortunio non appena aumentano il chilometraggio verso "quote" da programma per maratoneti.
Verissimo per questo motivo i miei obiettivi di questo inverno sono rivolti alla contenuta perdita di peso. Senza esagerare per non danneggiare l’organismo. Vorrei essere intorno agli 80 kg alla fine di gennaio.
Detto questo, passiamo ad un'analisi un po' più tecnica (chi vuole saperne di più può leggere il manuale "Correre per vivere meglio" di R. Albanesi).
Ho fatto l’acquisto ma è esaurito al momento, non vedo l’ora di leggerlo
Presupponendo che un runner abbia un peso ottimizzato e non abbia una particolare sensibilità ad infortuni, il chilometraggio settimanale può essere pari a 150km - l'età. Un quarantenne, per intenderci, può arrivare anche a 110 km settimanali. Vale a dire una quantità di km che gli consente di preparare bene una gara di maratona.
Questa indicazione mi era sconosciuta, grazie!
Detto questo è chiaro che più si corre più è facile incappare in un infortunio, che, detto per inciso, è comunque molto meno frequente di quanti se ne procurino i sedentari nelle partite scapoli ammogliati.
Verissimo!
Elaborando alcune statistiche si evince che la massimizzazione della vita media del runner sopra i quarant'anni (per tale intendendosi il numero di anni in cui resterà in attività prima di abbandonare) si ha tra coloro che percorrono circa 60-70 km settimanali. Un chilometraggio ideale per preparare gare che vanno dai 10.000 alla mezza.
Dipende dai presupposti, su come si corrono gli allenamementi e finalizzati poi per cosa? Per preparare una mezza seguendo le indicazioni di “correre…secondo O.Pizzolato” a pag.50 c’è una tabella che dice esattamente i km da percorrere (in allenamento) in funzione di una gara: sulla mezza vanno da 23 a 28 km. sul lungo lento per abituare l’organismo a tenere anche per ritmi veloci in quanto si imposta a 75%FC max e ritmo corsa + 50”primato 10.000. Si parla di 3 uscite settimanalia 6-8 settimane della gara fino alle ultime 2 dove si esercitano ripetute per accelerare i ritmi veloci e potenziare il motore.
Quanto agli obiettivi, che un quarantenne in salute si ponga quello di stare sotto le tre ore a me sembra assolutamente normale. Stiamo parlando di tempi che, sportivamente parlando, sono assai mediocri e che distano anni luce dai tempi di un top runner. Certo impostare una preparazione per correre una maratona a 4'15'' al km quando vali 4'30'' oltre a non portarti da nessuna non ti farà certo bene.
Ti ascolto! Rispetto il tuo pensiero anche se le motivazioni mentali hanno radici molto soggettive tra gli individui. La sfida con gli altri è esaltante, sfidare se stessi può diventare deleterio sicuramente ma aumento la consapevolezza del proprio limite.
In conclusione, c'è una cosa che molti runner maratoneti ignorano. La maratona non è l'unica distanza al mondo. Molti credono di essere degli eroi per averla completata, senza rendersi conto che è molto, ma molto più difficile scendere sotto i 40 minuti sui 10.000 che completare una maratona. Questo porta inevitabilmente alcuni runner a fare questo ragionamento. " se per qualche motivo (piccoli acciacchi ed infortuni) non posso più preparare una maratona tanto vale che smetto".
Si è runner perchè si corre con impegno e con criterio allo scopo di migliorarsi, su qualunque distanza. Per tutti i miei anni a venire baratterei volentieri la medaglia al collo di una maratona conclusa (magari in 4 ore) con la soddisfazione di mantenere un tempo sui 10.000 inferiore ai 40 minuti. Anche se in un test da solo alla pista Saini di Milano.
Sono d’accordo in pieno!
Ciao a tutti
Ale Perdifiato
Di
Lanfree Chess, Alle
sabato, 16 dicembre, 2006
Posta un commento
Iscriviti a Commenti sul post [Atom]
<< Home page