Voglia di correre
Quando ti prende la voglia di correre è difficile pensare ad altro.
Questa mattina avrei dovuto fare un fondo lento da 20 km, ma una nottata passata pressocchè in bianco mi ha caldamente sconsigliato dal lasciare il letto alle 6.15, proprio nel momento in cui avevo ripreso sonno.
Così adesso mi ritrovo un po' immalinconito seduto alla mia scrivania con mille cose da fare e nessuna voglia di iniziarle. In compenso guardo il cielo azzurro ed un bel sole come a volte si riesce a vedere anche a milano e penso a quanto sarebbe bello andare a correre in una giornata come questa.
Penso ai tanti circuiti, milanesi e non, dei miei ultimi anni da corrridore del pianeta. Tracciati che in un'unica corsa sogno di percorrere fino a creare il circuito perfetto, quello che non ti stufa mai, quello che ti riempie il cuore senza distrarti, quello che si fonde con la corsa fino ad essere parte di essa.
Così sogno. Mi tolgo la cravatta, la camicia, infilo le mie mizuno, la maglia i pantaloncini ed inizio a correre. Esco in via vittor pisani, nell'unico scorcio da newyork de "noantri" di milano, sfrecciando e sfiorando professionisti con borse the bridge (maschi) e professionisti con vere false luis vuitton (donne), tutti che non fanno in tempo a spaventarsi perchè sono già avanti, veloce, avanti al parco forlanini in una di quelle giornate autunnali in cui anche il marrone è un bel colore, e avanti all'idroscalo a guardare dal lato corto opposto alle tribune quelle montagne che in certi giorni di primavera sono così nitide all'orizzonte che ti pare di poterle raggiungere con la mano, e avanti sino ad Arezzo su in alto nella piazza della giostra respirando l'odore delle panetterie appena aperte che dà il buongiorno a me che corro ed a chi, nel primissimo mattino, si avvia al lavoro, e avanti a padova costeggiando i canali ed il vecchio osservatorio astronomico che scruta un cielo ormai troppo luminoso per mostrare qualcosa, e avanti ancora a lecce, la mia città, al campo scuola del coni per sentire parlare il mio dialetto e constatare che tutti i podisti un po' si somigliano anche se vivono mille km più in basso, e poi avanti verso il mare nell'oasi naturale delle cesine dove il frinire delle cicale in estate è così forte che non riesci a sentire i passi sul terreno e l'aria è colma dell'odore dello iodio del mare e della macchia mediterranea della pineta, e poi avanti sino ad otranto per correre sopra i bastioni con il mare davanti cento metri più in basso, e poi giù in picchiata sino a tricase dove c'è la quercia più vecchià d'europa - era lì già da duecento anni quando i turchi nel 1400 passarono di lì per uccidere 800 martiri che non vollero saperne di rinnegare la propria fede - e sotto il suo ombrello di foglie finalmente riposarsi.
Purtroppo sono ancora in camicia e la cravatta è ben stretta al collo. Ho sognato, ogni tanto fa bene. Adesso torno a lavorare. Per correre aspetterò domani.
Ale runner perdifiato.
Questa mattina avrei dovuto fare un fondo lento da 20 km, ma una nottata passata pressocchè in bianco mi ha caldamente sconsigliato dal lasciare il letto alle 6.15, proprio nel momento in cui avevo ripreso sonno.
Così adesso mi ritrovo un po' immalinconito seduto alla mia scrivania con mille cose da fare e nessuna voglia di iniziarle. In compenso guardo il cielo azzurro ed un bel sole come a volte si riesce a vedere anche a milano e penso a quanto sarebbe bello andare a correre in una giornata come questa.
Penso ai tanti circuiti, milanesi e non, dei miei ultimi anni da corrridore del pianeta. Tracciati che in un'unica corsa sogno di percorrere fino a creare il circuito perfetto, quello che non ti stufa mai, quello che ti riempie il cuore senza distrarti, quello che si fonde con la corsa fino ad essere parte di essa.
Così sogno. Mi tolgo la cravatta, la camicia, infilo le mie mizuno, la maglia i pantaloncini ed inizio a correre. Esco in via vittor pisani, nell'unico scorcio da newyork de "noantri" di milano, sfrecciando e sfiorando professionisti con borse the bridge (maschi) e professionisti con vere false luis vuitton (donne), tutti che non fanno in tempo a spaventarsi perchè sono già avanti, veloce, avanti al parco forlanini in una di quelle giornate autunnali in cui anche il marrone è un bel colore, e avanti all'idroscalo a guardare dal lato corto opposto alle tribune quelle montagne che in certi giorni di primavera sono così nitide all'orizzonte che ti pare di poterle raggiungere con la mano, e avanti sino ad Arezzo su in alto nella piazza della giostra respirando l'odore delle panetterie appena aperte che dà il buongiorno a me che corro ed a chi, nel primissimo mattino, si avvia al lavoro, e avanti a padova costeggiando i canali ed il vecchio osservatorio astronomico che scruta un cielo ormai troppo luminoso per mostrare qualcosa, e avanti ancora a lecce, la mia città, al campo scuola del coni per sentire parlare il mio dialetto e constatare che tutti i podisti un po' si somigliano anche se vivono mille km più in basso, e poi avanti verso il mare nell'oasi naturale delle cesine dove il frinire delle cicale in estate è così forte che non riesci a sentire i passi sul terreno e l'aria è colma dell'odore dello iodio del mare e della macchia mediterranea della pineta, e poi avanti sino ad otranto per correre sopra i bastioni con il mare davanti cento metri più in basso, e poi giù in picchiata sino a tricase dove c'è la quercia più vecchià d'europa - era lì già da duecento anni quando i turchi nel 1400 passarono di lì per uccidere 800 martiri che non vollero saperne di rinnegare la propria fede - e sotto il suo ombrello di foglie finalmente riposarsi.
Purtroppo sono ancora in camicia e la cravatta è ben stretta al collo. Ho sognato, ogni tanto fa bene. Adesso torno a lavorare. Per correre aspetterò domani.
Ale runner perdifiato.

1 Commenti:
Mi è sembrato di leggere " L'infinito" di un certo Giacomo! Mi piacciono queste cose, sono il nettare della vita, il piacere di sentirsi vivi, presenti e assolutamente lucidi nonostante le visioni oniriche...
Di
Lanfree Chess, Alle
martedì, 13 febbraio, 2007
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