Esordite a Treviso. Adelante ma con judicio
Franco mi ha chiesto di raccontare a tutti i partecipanti/lettori del blog la mia corsa a Treviso domenica scorsa. Quando però ieri ho letto gli interventi di maratoneti che vi avevano preso parte ho da subito compreso che il mio racconto non avrebbe aggiunto nulla a quelle emozioni ed a quelle sensazioni che già altri avevano “messo su carta” in modo bello, spontaneo ed efficace.
Posso provare invece a fare qualche altra considerazione che potrà interessare chi in futuro vorrà correre Treviso e più in generale tutti coloro che hanno in mente di correre una maratona. Magari sono concetti triti e ritriti, che altri hanno certamente espresso in maniera più compiuta della mia, per cui perdonatemi se vi annoio.
Treviso è una maratona ideale per esordire. Ha un percorso scorrevole e presenta l’indubbio vantaggio di numerosi tratti in leggera pendenza che facilitano, soprattutto nei primi 15 km di gara, andature più veloci rispetto ai propri mezzi. Un percorso di questo tipo, se sfruttato in maniera corretta, consente di risparmiare moltissime energie per la parte finale della corsa. Per altro verso questo tracciato rappresenta un rischio per chi ha la tendenza a “farsi prendere la mano”, forzando comunque in maniera eccessiva e consumando, nonostante il vantaggio della discesa, una quantità di energia superiore a quelle che avrebbe consumato in pianura al ritmo gara corrispondente al proprio valore.
Quello che molti amatori, anche di una certa esperienza, non comprendono è che una maratona si dovrebbe correre a ritmo uniforme e che partenze troppo forti e cambi di ritmo sono i maggiori nemici della prestazione. E’ incredibile come alcuni pensino ancora che si debba forzare all’inizio per “mettere fieno in cascina”. Vi siete mai chiesti perché nessun top runner “mette fieno in cascina” e tutti corrono le due metà con tempi sostanzialmente uniformi? Perché altrimenti verrebbero raccolti (e forse sbeffeggiati) al trentesimo km da chi invece ha tenuto un’andatura uniforme.
A mio modestissimo avviso interiorizzare questi concetti rappresenta per un amatore un autentico salto di qualità nella comprensione della corsa e della maratona in particolare. Che senso ha allenarsi duramente per due/tre mesi, approfondire e studiare come la mente deve gestire la fatica se poi per aver corso per metà gara ben 10/15 secondi sotto il proprio valore reale si finisce sfracellati contro il muro dopo il 30esimo km? A nulla direi. Puoi aver fatto il miglior allenamento del mondo per il fisico e le qualità atletiche, puoi pensare zen, fare training autogeno, invocare anche le divinità per la gestione mentale della fatica, ma resti solo un cazzone che non si è saputo gestire.
Ciao a tutti.
Alerunner a perdifiato.
Posso provare invece a fare qualche altra considerazione che potrà interessare chi in futuro vorrà correre Treviso e più in generale tutti coloro che hanno in mente di correre una maratona. Magari sono concetti triti e ritriti, che altri hanno certamente espresso in maniera più compiuta della mia, per cui perdonatemi se vi annoio.
Treviso è una maratona ideale per esordire. Ha un percorso scorrevole e presenta l’indubbio vantaggio di numerosi tratti in leggera pendenza che facilitano, soprattutto nei primi 15 km di gara, andature più veloci rispetto ai propri mezzi. Un percorso di questo tipo, se sfruttato in maniera corretta, consente di risparmiare moltissime energie per la parte finale della corsa. Per altro verso questo tracciato rappresenta un rischio per chi ha la tendenza a “farsi prendere la mano”, forzando comunque in maniera eccessiva e consumando, nonostante il vantaggio della discesa, una quantità di energia superiore a quelle che avrebbe consumato in pianura al ritmo gara corrispondente al proprio valore.
Quello che molti amatori, anche di una certa esperienza, non comprendono è che una maratona si dovrebbe correre a ritmo uniforme e che partenze troppo forti e cambi di ritmo sono i maggiori nemici della prestazione. E’ incredibile come alcuni pensino ancora che si debba forzare all’inizio per “mettere fieno in cascina”. Vi siete mai chiesti perché nessun top runner “mette fieno in cascina” e tutti corrono le due metà con tempi sostanzialmente uniformi? Perché altrimenti verrebbero raccolti (e forse sbeffeggiati) al trentesimo km da chi invece ha tenuto un’andatura uniforme.
A mio modestissimo avviso interiorizzare questi concetti rappresenta per un amatore un autentico salto di qualità nella comprensione della corsa e della maratona in particolare. Che senso ha allenarsi duramente per due/tre mesi, approfondire e studiare come la mente deve gestire la fatica se poi per aver corso per metà gara ben 10/15 secondi sotto il proprio valore reale si finisce sfracellati contro il muro dopo il 30esimo km? A nulla direi. Puoi aver fatto il miglior allenamento del mondo per il fisico e le qualità atletiche, puoi pensare zen, fare training autogeno, invocare anche le divinità per la gestione mentale della fatica, ma resti solo un cazzone che non si è saputo gestire.
Ciao a tutti.
Alerunner a perdifiato.

5 Commenti:
Probabilmente il Lanfree per vari motivi non è riuscito a finire la gara (errata gestione, ginocchio,situazione meteo, ecc.), ma manca un particolare in questo post, tu c'eri a Treviso, e quanto hai fatto?
Spero non sia una dimenticanza voluta per "paura" di sfigurare con il tempone fatto da Cristian! (3,01 ottimo tempo tutt'altro che mediocre, per un amatore che si è allenato facendosi un culo quadro)!
Ciao
Trevo.
Oltre per il tempo fatto voglio fare i complimenti a Claudia e al Giuly per la capacità di sopportazione che hanno avuto per Cristian nel viaggio di ritorno da Treviso!
Di
Anonimo, Alle
mercoledì, 28 marzo, 2007
Completmente d'accordo - due mezze uguali sarebbe l'ideale - io per 4 maratone ci ho sbattuto la testa contro e a Treviso ho cercato di controllare la prima parte il più possibile per trovare poi la forza nel finale - è difficile ma questa è la strada giusta -
Poi naturalmente bisogna anche imparare a "sopportare" Cristian!!!!
Saluti Giuly
n.b.: il tuo tempo??? purtroppo anche la curiosità fa perte del "runner" o del presunto tale-
Di
Anonimo, Alle
mercoledì, 28 marzo, 2007
Premesso che non ho una visione agonistica della corsa per cui non devo “fare meglio” di nessuno (né posso sfigurare con altri che non me stesso), non ho parlato del mio tempo perché non mi sembrava che aggiungesse o togliesse nulla al mio ragionamento. Comunque soddisfo la curiosità. Il mio tempo a treviso è stato 3h07’34’’ (passaggio alla mezza pochi secondi sotto 1h34’).
Ciao.
Alerunner a perdifiato.
Di
Perdifiato, Alle
mercoledì, 28 marzo, 2007
L'importante che per te sia stata un buona corsa e ti sia divertito. Questo è importante!!!!
Il tempo comunque è di tutto rispetto ben lonatno da mie future ambizioni. Complimenti
Giuly
Di
Anonimo, Alle
mercoledì, 28 marzo, 2007
Grazie Giuly.
A treviso mi sono divertito molto non solo perchè mi sono migliorato di 10 minuti (la mia precedente maratona - verona - l'avevo fatta in 3h17 - con la seconda parte leggermente più veloce della prima - una specie di "fissa" la mia :-) ) ma soprattutto perchè non ho incontrato nessuna crisi.
Ho fatto l'ultimo km in 4'08''.
Il mio prosimo obiettivo può essere firenze o milano in autunno. Magari ci si trova.
Ciao
Alerunner
Di
Perdifiato, Alle
giovedì, 29 marzo, 2007
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