L'attesa della gara l'ho vissuta con poca ansia. Anche gli altri due abbastanza tranquilli. Abbiamo alloggiato all'Hotel Aquarelle a 100 metri da una traversa di Piazza della Repubblica. Hotel modesto, stile parigino, costo modico e tutto all'insegna dell'economia. Roberto e Luca si sono lamentati della colazione da
"uselin": 1 brioches vuota, 1 panino, the o cappuccino, 1 marmellata, due zollette di zucchero. Camera tripla, 5gg x 4 notti abbiamo speso 377 € totali, quindi è giusto ke la colazione fosse rigidamente quella, inoltre sono stati gentili ad anticiparla alle 6,30 il giorno della maratona. La linea della metro semplice e percorribilissima. Nessun problema logistico, tutto liscio. Tre teste da quarantenni, alla fine abbiam - leggermente - sclerato. Inizialmente affiatati ma ognuno con proprie abitudini e sensibilità, tolleranza sufficiente. Roberto, il principino, stile militare, promotore finanziario (volevo chiedergli se mi poteva suggerire come investire 284 euro di monetina!), conoscenza linguistica ottima stile college; Luca - il geometra - ho scoperto alla fine che abbiamo amici in comune, molto educato, colto e saggio. Il sabato ho suggerito di fare il pieno di carboidrati e ci saimo recati all'expo al pasta party. Coda a serpentina ma alla fine ce l'abbiamo fatta e abbiamo mangiato 3 buoni piatti di pasta col pomodoro a testa, una banana offerti dall'organizzazione. La mattina della gara la sveglia ha suonato a 5,45!
Già la sera avevam preparato la sacca col dubbio nel lasciarle all'organizzazione visto ke all'interno del sacchetto alla consegna dei pettorali non c'era il numero corrispondente. Colazione tranquilla, sufficiente e poi via in metropolitana. Eravamo distanti dall'Arco di Trionfo. Ad ogni fermata a raccogliere maratoneti fino a riempirlo definitivamente a destinazione. Saliti all'aria aperta ci siamo incamminati dalla parte dell'arrivo verso la partenza. Lasciata la sacca, ho iniziato un breve riscaldamento e due esercizi di stretching. Ero colpito dalla marea di maratoneti. In 35.000 partenti. Più passava il tempo e più aumentava il casino, gente da tutte le parti sbucava, di tutte le razze, di tutte le età. Nessun frullo all'orizzonte, qualke cretino vestito da poliziotto, da donna (classico), con le banane in testa ma nessuno di particolarmente eccitante. Via verso le gabbie. Nel timore di essere intruppato mi sono infilato spintonando un pò ed alla fine verso le 7,45 ero dentro. Mi sentivo un pò leone e un pò gazzella nella gabbia sbagliata ovviamente. Non so il perchè ma dando il personale di 3h27 mi han infilato nel settore viola (3,30-3,45), poco male! Mi ha colpito la vista di una signora di mezza età con un culo invidiabile ad una ventenne e due gambe drittissime e lunghissime. Qua e là sparse delle donne e cercavo un buon trenino da piazzare davanti a me per i primi kilometri di discesa dai campi Elisi, già i primi kilometri che come dice il saggio Marco Artioli quando spingi lungo la corsa il sangue in circolo, l'emozione, l'adrenalina non ti permette un attacco di priapismo acuto (per chi non lo sa come dice il buon Luca al figlo
consiglio di aprire il vocabolario). Avanza il tempo e per fortuna da questo punto di vista i francesi rispetto a Berlino hanno piazzato orinatoi aperti col buco anche dentro le gabbie, non so descriverli ma efficacissimi. Ovvio che le donne si sono attaccate ai cosiddetti a meno che qualke contorsionista si arrampicasse in verticale o a 90 gradi. Allo sparo trascorrono circa 5 minuti prima che passi sui tappeti. Un sibilo unico di chip, un fiume in piena ed udite, udite parto senza orologio che ho involontariamente lasciato a Marmirolo.
Non ho male alle ginocchia, corro sui cordoli dei marciapiedi, volti che intravvedo per un attimo e che sicuramente non rivedrò mai più! han bagnato le strade e i marciapiedi sono scivolosi prima che il sole li asciughi. Già il sole inizia all'orizzonte a riscaldare. Viaggio a sensazione, davanti a me cerco affannosamente di raggiungere i pacer azzurri delle 3h30. A fatica li raggiungo al decimo e non so se li reggerò per molto. Nel frattempo cerco di correre zen ma non riesco. Il respiro è intermittente, forse troppo e la sensazione è che sto andando troppo forte nella condizione attuale. Sali e scendi, percorso insidioso, molte curve e sento ke sto esagerando. I palloncini sono a non più di 80 metri. Si scollina e ci si avvicina verso la mezza maratona. I pacer azzurri non erano 4? Raggiungo il quarto il tempo di guardarlo in viso dopo lo spugnaggio, non sembra in vena. Gli altri sono avanti inarrivabili. Scuoto la testa, non parlo, nessuno mi capirebbe! Mi fermo a tutti i ristori, mezza di acqua con riposino, frutta secca e un quarto di arancio, riparto. Passo la mezza in 1h48 ma come è possibile mi sembrava di andar più forte con le lepri al fianco. Sono in ritardo pure loro due, mi scoraggio e al 23esimo il primo cedimento, cammino... inesorabilmente cammino. L'unica speranza è di vedermi superare da LINUS ma niente da fare. Dopo un pò riparto e iniziamo i sottopassi, il primo, il più lungo circa un kilometro viene sommerso da urla, fischi, melodrammi francesi e risalendo dal tunnel i vigili appesi sulla scala mobile nel vuoto sottostante. Il tifo è assordante, carnevalesco. Incomincio a sentire la folla festante, incitante. Corro lento ma corro e mi avvicino al trentesimo. Controllo l'orologio al passaggio sotto l'arco dei 30: 2h42. Ricammino, penso a Speciani a cosa bisogna fare quando si è in crisi, quando le gambe sono dure, rigide e fan male alla sollecitazione. Bisogna dividere i kilometri e viverli uno ad uno. Riprovo a correre niente da fare, ricammino ancora un pò e poi mi dico mollo, tiro? Un pochetto, sui lati si vedono i cadaveri, alcuni che si tirano, altri che pisciano, alcuni in senso contrario non si sa perchè. Il sole riscalda e porta la temperatura sui 30°. Al 33 vedo sul ciglio della strada un uomo accasciato a terra, in due a soccorrerlo, una ambulanza che da lontano strilla e arriva. E' caduto di peso, ho smesso di guardare e cerco di lasciare il posto allontanandomi, riprendo a correre, mi ascolto il cuore, stringo i denti. E se succede a me? Ricammino, riparto, ricammino. Per fortuna ci sono idranti che ci innaffiano qualke centinaio di metri prima del 35esimo. Svolta a destra e si corre riparati dal sole, un bel rettilineo, passo sotto i 35 in 3h13 faccio i conti, mancano 7 kilometri e ho 47 minuti per scendere sotto le 4 ore. Sono sfinito ma ho ancora qualke riserva. Risaltello cercando di non ascoltare le gambe, mi passano tutti inesorabilmente e ad ogni ristoro bevo e mi fermo, mangio e riparto. Arrivo al 38esimo ci sono in una curva degli scozzesi che offron le bevande, sembra aranciata. Ne bevo un sorso, mi sento l'alcool in circolo, mi gira la testa. Mi fermo, ritorno, prendo la bottiglietta di acqua e 4 biscotti, un rutto! I pacer viola delle 3h45 mi han già passato da un pezzo ma inizio il viale dei 40. Gli ultimi due interminabili kilometri. Mi volto a più riprese per vedere se arriva il treno delle 4 ore. Sento i fischietti che ormai sono a 200 metri e passo sotto lo striscione dell'arrivo e mi accorgo che segna 4h04. Ma vaff...o! Faccio i conti sul netto dovrei starci dentro ma lo saprò solo nel pomeriggio quando faccio controllare da Emiliano dall'Italia il tempo reale.
3h59minuti42secondi (un orologio svizzero, come Piola!) ahahahhahahahah!!!