Marco Boffo si racconta su Nati Per Correre
Ho voluto inserire anche qui la presentazione multimediale che qualcuno di voi mi aveva richiesto. L'importanza della preparazione in sala pesi per l'ultramaratona che gentilmente Marco mi ha concesso è un passo inevitabile alla cultura che nulla viene per caso o per fortuna. E' tutto scientificamente provato e assolutamente previsto anche un semplice risultato di una corsetta tra amici. Come dice anche giustamente Albanesi la nostra performances è la risultante matematica di come abbiamo svolto lavori e lo stato dell'arte della condizione fisica del momento.
Detto questo mi soffermo ad una riflessione dallo spunto della domanda specifica che mi ha fatto Gianluca nel commento al post precedente: ma come fai a seguire una tabella di allenamento? più volte mi sono ripromesso di seguire un piano prestabilito, ma vuoi per i continui piccoli infortuni/acciacchi, vuoi perchè durante la corsa incontri un amico, resta il fatto che sistematicamente i piani che ti eri prefissato saltano.Gianluca quanto ti capisco. Gli elementi esterni che ci vivono accanto a volte non sono favorevoli ma anche quelli interni. Mi riferisco a tante cose: il lavoro, la famiglia, gli amici, il tempo per correre (esterni), la voglia, la tenacia, la costanza, il sacrificio, l'equilibrio, lo stato fisico (interni). L'insieme di questi elementi a volte fortificano a volte distruggono i programmi. Per quanto mi riguarda i piccoli risultati che ho conseguito sono scaturiti da passaggi importanti e da percorsi precisi. Non a caso ho avuto un anno - 2007 - infelice nella prima parte della stagione frutto di quel malessere oggettivo che il corpo inspiegabilmente sollecitava. Il male al menisco o presunto tale tra gennaio-marzo, la storta sempre in quel periodo, il male alle articolazioni delle gambe, il mal di schiena, l'ernia al disco presunta mi hanno sfiduciato per un bel pò! I carichi di lavoro nei lunghissimi che ho dovuto svolgere in preparazione della Maratona di Firenze dello scorso anno mi sono convinto abbiano contribuito negativamente nella preparazione della fase invernale verso la Maratona di Treviso e poi successivamente non ho più ritrovato lo smalto nell'affrontare la stagione primaverile. Il nostro corpo è incredibilmente perfetto, abbiamo una grande fortuna nello studiare quello che avviene durante la nostra esistenza. Io sono convinto che quei dolori al menisco erano dei paliativi - segnali mandati dal corpo alla mente per frenare i carichi dello sforzo prima che fosse troppo tardi - piccole avvisaglie - dolorini ma anche doloroni che non mi hanno permesso un allenamento adeguato, anzi mi son dovuto recare da un fisioterapista per correre a Treviso, ingerendo dell'OKI per non sentire il dolore tanta era la voglia di correre quella maratona. Fino al 30 luglio ho corricchiato questa estate ma con scarsissimo profitto, complice il malessere di fondo e qualke kilo di troppo. E' bastato monitorarmi il peso, dando un radicale cambiamento alle abitudini che ho ritrovato il piglio giusto. Come dice Albanesi: Un soggetto che dimagrisce nel tempo di 10 kg migliora di circa 25"/km; un atleta che passa da 3 a 6 sedute settimanali (ammesso che le regga fisicamente e di testa) migliora a spanne di circa 12-15"/km; un buon allenamento può far migliorare di un'altra decina di secondi al km; infine l'esperienza (soprattutto sulle gare lunghe) fa fare un ulteriore piccolo passo. (*)
Ciò vuol dire che se un individuo è in sovrappeso o con una IMC fuori dalla norma oltre il 25 % può - dimagrendo - guadagnare anche 2,5 secondi al kilometro. Sembra pochissimo ma se facciamo due calcoli più la corsa si allunga + diventa un guadagno considerevole oltre che permettere al fisico di stare meglio. Nel mio caso solo con questo parametro passando da 91,5 kg il 31 luglio a 85 kg circa di questi giorni ho corso due diecimila decisamente diversi 47'17" il 2 agosto contro i 43'36" di ieri a Moena. Sono come miglioramento decisamente più di 2,5 secondi al kilometro ma devo tener conto dei lavori che durante il mese sono riuscito a svolgere che prima potevo solo sognare. Inoltre sto iniziando a capire il ruolo delle ripetute e del fartlek per aumentare la capacità di correre a ritmi diversificati e a recuperare l'affanno quasi in tempo reale. Tecniche che si apprendono sul campo e confrontandosi con coloro che corrono e leggendo o documentandosi attraverso i libri specifici di settore.
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1 Commenti:
Beh non vi è ombra di dubbio alcuna, che il correre dia una certa "dipendenza", io sono la testimonianza vivente di colui che in gioventù praticava agonismo di velocità ed odiava nel profondo tutto ciò che superava i 100mt, ma ora non è più così ed anche per me il rinunciare ad una seduta per degli imprevisti, diventa un pseudodramma.
E' tuttavia pur vero che fino ad oggi non mi sono mai cimentato su distanze superiori ai 15km circa e che per me è impensabile partecipare ad una maratona, non ce la farei proprio mentalmente.
Cmq entro fine anno voglio fare la mia prima Mezza, ad oggi credo di avere nelle gambe un'1h e 35' circa su questa distanza.
Ti confermo che il calo di peso ha una certa rilevanza (perlomeno calano gli infortuni muscolari), ma ciò che per me ha fatto la grande differenza in termini di prestazioni, è il kilometraggio settimanale percorso, sono certo che se riuscissi a migliorare il fondo impegnandomi di più su lunghe distanze (direi un 60km settimana), potrei togliere dai 5 ai 7 minuti a quel 1h e 35'.
Cmq con calma, non c'è nessuna fretta, specie per chi come me non è più così giovane.
Ancora complimenti per la tenacia.
Di
Anonimo, Alle
mercoledì, 05 settembre, 2007
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